L’ordinanza sull’accudimento dei bambini, che è stata posta in consultazione nell’estate 2009, contraddice diametralmente i princìpi della politica familiare dell’UDC. Essa limita i diritti e i doveri dei genitori e interferisce sproporzionatamente nella loro sfera di responsabilità. Ai parenti e ai vicini viene di principio negata la capacità di accudire i bambini. Adesso necessiteranno di un’istruzione obbligatoria e di un’autorizzazione da parte dell’autorità. Quest’ultime giudicheranno dapprima se uno sia sufficientemente capace o no per assumere il compito di accudire i bambini. Chi ingerisce in tal modo nei minimi particolari della sfera di responsabilità dei genitori, dichiarandoli poi incompetenti, ha perso totalmente il rispetto per un accudimento dei bambini nell’ambito della famiglia. Consegna i bambini a un esercito di burocrati dell’accudimento ostili alla famiglia. L’UDC respinge decisamente tale ordinanza, come pure altre misure statali coercitive quali, ad esempio, i posti sovvenzionati dalla Confederazione negli asili-nido o una scolarizzazione prematura dei bambini piccoli.
I settori dell’educazione e della formazione sono stati negli ultimi anni sempre più teorizzati e scolarizzati, Per ogni normale mestiere ci sono oggi innumerevoli possibilità di formazione supplementare. Questa accademizzazione e scolarizzazione allontana molto spesso dalla pratica e, in particolare nel settore pedagogico, ha prodotto un’infinità di teorici della formazione e dell’educazione che ora cercano un’occupazione. Alla ricerca di nuove sfere d’attività, sembrano sempre di più approdare nel settore dell’accompagnamento extra-scolastico e dell’educazione dei bambini. Proprio queste cerchie sono state chiamate a partecipare all’elaborazione di un’ordinanza nazionale sull’accudimento dei bambini che, per volontà del Consiglio federale, andrà a interferire gravemente nella responsabilità individuale familiare – ciò, naturalmente, sempre nell’insospettabile nome di una “professionalizzazione” dell’accudimento dei bambini.
Con la scusa del „bene del bambino“, l’ordinanza sull’accudimento dei bambini messa in consultazione nell’estate del 2009 dalla ministra della giustizia, chiede a tutti i genitori, senza eccezione, l’ottenimento di un’autorizzazione statale per tutte le persone – anche zie e madrine – che si prendono cura dei loro figli ripetutamente o anche solo una volta nel fine settimana. Esentati da questo obbligo sarebbero solo i nonni. Come le bambinaie o le madri diurne devono però anche loro presentare regolarmente all’autorità un rapporto sulla loro attività accuditoria. Nella consultazione questa ordinanza sull’accudimento è stata fatta a pezzi non solo dall’UDC, lo spirito che ne fuoriesce è tuttavia più che inquietante. Nel frattempo, la prima bozza di questa ordinanza sull’accudimento dei bambini è stata rimandata dal Consiglio federale al Dipartimento di giustizia, con l’incarico di elaborare un nuovo progetto.
Da questo primo progetto e in molte altre proposte di legge emerge che lo Stato sta creando un proprio apparato di controllo che dà prova di una totale sfiducia nei riguardi dei genitori. Non si crede più che essi possano assumere per i loro bambini una madre diurna idonea, il che equivale nel contempo a un motivo per dare l’incarico a un’industria di pedagoghi pagata dallo Stato. Il progetto prevedeva che la madre diurna può svolgere la sua attività solo se frequenta dapprima un corso introduttivo obbligatorio. Anche i parenti dovrebbero farlo, e ciò a prescindere dal fatto che siano loro stessi genitori o no. Questo spauracchio burocratico provoca una vera e propria gonfiatura della categoria dei pedagoghi statali e la contemporanea squalifica dei genitori. Lo Stato non indietreggia nemmeno di fronte alla sfera più privata della famiglia; è diventato ingordo. L’UDC, al contrario, vuole sostenere la famiglia tradizionale e dare un cambio di rotta all’ingerenza statale.
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